Al mio angelo...


Ciffo 12.5.1993-2.8.2009


Dov'è la mia piccola? Che compleanno è questo, senza di lei? Lei che dormiva sulle mie coperte, e che mi graffiava, e che mi faceva le fusa. Lei che si faceva aprire la porta all'alba perché le andava così, e nulla poteva discutere su questa sua convinzione. Lei che si infilava nei miei vestiti e che mangiava dal mio piatto. Dov'è la mia piccola? Se n'è andata tra le mie braccia, tre giorni fa, sì, teneva il musino sul mio polso come faceva sempre quando dormivamo insieme, ed era buona, tranquilla, teneva persino le orecchie in su e agitava appena la coda. E io le cantavo. Le cantavo Don't Cry for me Argentina, e poi I Dreamed a Dream, e poi ancora On My Own. E' stato sulle note di questa canzone, mentre dicevo "I love him" che ha singhiozzato e se n'è andata. Non respirava più.

Non riesco a dire quanto dolore io stia provando da allora. Non voglio dirlo. Non credo se ne andrà mai più.

Dopo sedici anni mi ha lasciata sola, ha aspettato me ad andarsene, credo, perché avrebbe potuto farlo il giorno prima che io non c'ero. Ma ha voluto aspettare me, e addormentarsi come faceva sempre tra le mie braccia.

Le ultimi immagini che ho di lei dovranno essere cancellate dal tempo. Non voglio ricordare quel corpo ormai scheletrico e freddo, non voglio ricordare quegli occhi aperti. Sì, se n'è andata con gli occhi aperti, quegli occhi che io amavo tantissimo, quasi a ricordarmi che loro mi guarderanno sempre, in ogni momento.

Mi manca, mi manca così tanto che mi sento di scoppiare. Avrei creduto che non se ne sarebbe mai andata, che ci avrebbe seppellito tutti. E lei è la prima a non essere stata seppellita, l'abbiamo fatta cremare, all'inizio non volevo, non potevo tollerare che il suo corpo se ne andasse per sempre, che non ci fosse un posto dove andare a posare un fiore. Ma mi sbagliavo, perché ora è nel vento, e il posto in cui poso il fiore è il mio cuore.

La sento ancora andare avanti ed indietro, era tanto silenziosa che a volte mi dico "ma magari si sta nascondendo da qualche parte". Questo era lei, silenziosa, discreta, ma ti sapeva dare un affetto come nessun altro. Sapeva quando era il momento in cui avevamo bisogno di lei e sapeva quando starsene da parte. Credo avesse capito che era un periodo molto difficile per noi, tra la malattia di mio padre, la mia tesi, la tensione per Oxford, e che abbia aspettato che tutto si fosse sistemato per andarsene come una vera signora, senza obbligarci a farle qualche puntura. Sì, ha deciso lei quando e come, ne sono sicura.

Quando è morta ero seduta per terra, e la stanza sotto era la mia camera. Nel punto in cui sedevo, sul soffitto, c'era Andromeda. Ora, sarà un caso, ma dalla sua morte ho in testa una canzone dei Nightwish che in una strofa proprio così dice: "Passed away in silence / The flute from the realm unseen / Empties its heart / Making love to me / With its enchanting melody. / Light of Orion, / Shadow of Andromeda, / Call of the dancing Universe. / Their love I must enter / Before thou can blame my soul / That is peace". Sarà un caso, certo. Però ora so dove guardare in alto, e sono sicura che ci sarà una nuova stellina che mi proteggerà per sempre.

Per ora, comunque, continuo a cercarla, e non c'è. Non c'è, e sono ombre quelle che vedo. Anche il suo campanellino non suona più, anche se è così facile sentirlo. E le sue zampe non percuotono più il pavimento.

Mia mamma piangendo diceva che ora Ciffo sarà sola, nel buio, ma si sbaglia, è un gatto, nel buio ci vede benissimo. Siamo noi che siamo ciechi senza di lei, e non riusciremo mai più a trovare quell'affetto che nel suo silenzio ci dava.

Amore mio, mia piccina, non ti dico addio. Non l'ho detto al tuo corpo quando te ne sei andata, non ho voluto guardarti un'ultima volta, che cosa avrei visto, se non gli effetti della morte? No, non ti dico addio, perché sarebbe dire addio ad una parte di me, una parte grande, una parte che non si cancellerà mai. Mi manchi da morire, scambio le ombre per te, e benché sappia che tu non avresti voluto queste lacrime - tu odiavi l'acqua - io continuo a versarle, ogni istante. "Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi..." dice una canzone famosa. Ed è vero.

Vieni da me stanotte, amore mio. Come hai fatto per sedici anni passeremo la notte del mio compleanno insieme.

mercoledì, agosto 05, 2009

Lettera ad Isabel

Dovrei dire molto, ho un sacco di cose da raccontare, e molte cose di cui sfogarmi. Ma non ora, non oggi.

Oggi, Isabel, hai debuttato come Maddalena nel Rigoletto. E' stato un momento splendido. Catartico. Un momento incredibile. Vedere la ragazzina che conobbi quel dicembre di tanti anni fa ormai diventata donna, e diventata ciò che ha sempre desiderato essere, una cantante. Vederla sul palco, la sua voce quasi trattenuta perché se davvero l'avesse usata tutta avrebbe completamente sovrastato gli altri.

Eppure, tata, se mi consenti, il momento più bello per me è stato qualche secondo prima dello spettacolo, l'abbraccio che mi hai dato, il momento in cui eravamo insieme. Da lì, da come mi abbracciavi ero sicura che sarebbe andato tutto meravigliosamente. Anzi, no, non è vero, l'ho sempre saputo, e non lo dico per farti piacere. E' una certezza che ho avuto da quando al primo nostro incontro cantasti il POTO. Prima volta che suonavamo insieme, e tutto andava bene, benissimo. Non c'era nemmeno bisogno di spiegarsi.

Sono passati diversi anni molte cose sono passate sotto i ponti, ma eccoci qua, alle tre di notte, tu probabilmente sarai già a casa ed eccitata come non mai, e io sono qui a scriverti queste parole.

Grazie, stella, grazie per la soddisfazione che mi dai vedendoti inseguire un sogno, un sogno a cui io ho rinunciato. Grazie per essere stata davvero Maddalena, e aver debuttato a vent'anni. Grazie per la medaglietta che hai tenuto al collo. Grazie per gli sguardi che ci lanciavi e per le note che cantavi. Grazie per questa serata magica, al cui pensiero mi viene ancora da piangere.

Grazie per tutto.

Ricordo ancora il giorno in cui ci conoscemmo, e non sapevamo ancora nulla di noi. Eppure nacque qualcosa di speciale. E quel qualcosa di speciale continua ad esserci tra di noi, anche se non fossimo sorelle. Anche se fossimo semplici amiche.

E ti giuro una cosa, Jsabel.

Quando rinasceremo sotto le vesti di altre persone, e io potrò non essere una cortigiana, io sono sicura che ci riconosceremo come quel giorno, poco prima di Natale, e ci parleremo come se ci conoscessimo da una vita, perché così è, noi ci conosceremo da una vita, da più vite. E anche allora io sono sicura che rimarrò a guardarti mentre diventi una farfalla colorata e canti, e diventi quello che sei nata per essere.

E io sarò fiera di te come lo sono ora.

Ti voglio bene, sorella mia, e te ne vorrò per sempre, in qualunque epoca, in qualunque tempo.

Maddalena

venerdì, luglio 31, 2009

Exeter, e...


Exeter, il College dove studiò il Maestro!

Exeter, e la notizia è arrivata mentre ero all'Ambrosiana a leggere l'O 117 sup.

Exeter, e il giorno dopo la Sua morte.

Exeter, e grazie a Lui.

giovedì, giugno 11, 2009

10 giugno, parte II

Se n'è andato, veloce come un fulmine e altrettanto spietato, questo giorno fatidico.

Un sacco di cose da fare, in realtà, una corsa dopo l'altra, e ora tocco casa per la prima volta da stamattina praticamente.

Molte cose da dire, il viaggio in macchina con Alexandria, il buio, il silenzio, il tramonto visto dall'alto del castello di Rossena, una stella che saliva.

Dopo tutti questi anni e nonostante mi dicessero che se l'avessi studiato dopo non sarebbe più stato tale, nulla è cambiato.

Solo il mio modo di omaggiarlo, per una volta. Non ho affidato i miei pensieri alla parola, ma al canto, lassù, nel castello, ho lasciato che la voce dicesse quello che doveva dire.

Al mondo, anche, ma soprattutto a Lui.

Ancora una volta, come sempre, spero di sognarlo. E so altrettanto bene che non succederà.

Una sola parola mi basterebbe, un ναί, un sì.

Sì, va tutto bene, hai fatto la scelta giusta.
Sì, va tutto bene, Lui rivive grazie a te.
Sì, va tutto bene, oggi come sempre Lui ti sente, ti vede, ti è vicino.

Sì, è Lui, non è la tua Immaginazione o il tuo desiderio.

E sì, è giusto che tu lo pianga, come stai facendo ora, va tutto bene, lui avrebbe accettato e avrebbe chinato la testa.

Sì.

Lui, Alessandro.

Ti amo, amore mio infinito. Ti amo in ogni tuo essere, in ogni tua parola, in ogni parola che esce dalle mie labbra. Ti amo nel tuo silenzio, ti amo in quell'occhio pieno di sogno. Ti amo e ti amerò per sempre.

Ci incontreremo un giorno, ne sono sicura.

mercoledì, giugno 10, 2009

10 giugno, parte I

Anche quest'anno è arrivato il giorno malefico, il giorno difficile. Strano, avrei detto che a forza di studiarlo sarebbe diventato un giorno come un altro, ma non è così. Non lo sarà mai. E' una cosa che va oltre la semplice cognizione e comprensione, a volte anche mia. Qualcosa di superiore, di oltre.
Spero sempre che, studiando quelle righe, salti fuori qualcosa di incomprensibile, di magico. Qualcosa che mi dica: "lui è lì, ad Alessandria, vai, guardati intorno, lo troverai". Ma io so benissimo che non è così, e non dovrà essere così.

Non è diverso da quello che mi disse un giorno la Francesca, per un motivo totalmente diverso (o, meglio, sempre per un uomo, ma l'occasione era diversa). Lui è lì, cristallizzato nel momento del suo maggior splendore, i capelli biondi al vento, gli occhi bicolori, lo sguardo che va oltre l'umana conoscenza.

Non è stato così, lo so. So tutti i perché e i per come. So che è il modo come io lo vedo, e non come era veramente.
Se per caso nella mia vita mi capitasse di vederlo, vedere il suo corpo so che rimarrei delusa, e sarei la persona più triste del mondo, e griderei come fa lui stesso secondo Pascoli era miglior pensiero ristare, non guardar oltre, sognare. Il sogno è l'infinita ombra del vero.

Ma non importa la storia o l'archeologia, non oggi. Oggi importa l'immagine che ho di Lui, quella sua voce che non ho mai sentito nemmeno in sogno ma che, spero, mi dice di andare avanti, di sorvolare tutte le difficoltà. Mi dice "scrivi, fammi vivere".

Un tempo, cinque anni fa, il mio sogno era quello di trovare la sua tomba.

Ora, dopo cinque anni, è quello di farlo rivivere, e non con la magia, con la scienza, no, ma con ciò che scriverò, che continuerò a scrivere.

Mondo, io ti offro il mio Alessandro. Sta a te se prenderlo o meno.

Ma il mio Alessandro oggi muore. Oggi, al tramonto, canterò per lui. Oggi, al tramonto, il mio pensiero sarà a lui che andrà.

Oggi, e per sempre in realtà.

Rancori

Ci sono cose che dopo anni e anni non vanno giù. Cose che ricordi e che ricorderai sempre, anche se le persone e i tempi cambiano. E stasera ho avuto le due persone per cui provo rancore, le uniche due, entrambe nello stesso luogo, entrambe da dover salutare, come se nulla fosse successo.
Lei mi ha fatto davvero amare la musica. Mi ha aiutato nel momento in cui non avrei voluto suonare, e in qualche modo fu grazie a lei che conobbi Massimo. Ma negli ultimi anni era diventata strana, come se non amasse più la musica, come se non importasse più farmi suonare. Per un anno avremmo suonato sempre e solo lo stesso pezzo. E poi successe quella cosa a Natale, mi lasciò completamente da sola, non capì, mi abbandonò. Ci sono cose che chi non ha mai suonato il pianoforte può capire, ma c'è un ruolo fondamentale per la buona riuscita di un concerto, ed è la presenza del Volta Pagine. Deve darti appoggio, farti sentire ascoltato, deve voltare le pagine e questo vuol dire che ogni nota deve essere vista, ascoltata, provata. Non è una semplice cavolata, come può sembrare. E' il sostegno della pianista.

Non la ebbi quel giorno. Quel giorno piansi e non potei più andare a lezione da lei.

Devo moltissimo anche a Lui. Mi fece amare la letteratura, la lettura, mi fece conoscere Dumas e un sacco di cose senza cui non sarei mai stata me stessa. No, Lui non mi abbandonò, anzi, mi fu sempre molto vicino. Ma offese Massimo, quella notte. Lo fischiò quando non era giusto, mi rovinò quella serata, mi fece capire che quando la gente è ignorante (ignorante non di cultura, ma di umanità) lo sarà sempre. Era il mio primo amore, l'uomo che amavo, e lui lo trattò in quel modo, e lui non tornò mai più a Reggio.

E parlare ad entrambi è stato duro. No, non credo che potrò mai dimenticare. Lo so che non è nobile provare rancore. Ma così è. Non sono una santa che può perdonare tutto. Non lo voglio essere.

domenica, maggio 31, 2009

Una grande land!

domenica, aprile 19, 2009

Ricordi d'infanzia




In questi giorni mi sono trovata a pensare molto al mio passato. Non alla mia infanzia, ma piuttosto a quel periodo strano che sono stati i miei 13-14 anni. E' successo tutto guardando il cartone dei Tre Moschettieri, un cartone che volente o nolente mi ha profondamente toccato mentre leggevo il libro, a dodici anni, il mio primo libro. Quanto amavo Aramis! Credo incominciò allora la mia predilezione per questi personaggi femminei ma coraggiosi, anche se a distanza di anni penso che se avessi letto ora quei libri mi sarebbe piaciuto Athos. In ogni caso, mi ricordo il mio entusiasmo poco represso di cui allora facevo mostra, e le prese in giro continue perché dicevano che Aramis era una donna. Io ci stavo male, malissimo, possibile che non andasse nulla bene? Non la musica, perché non ascoltavo Nek, non la letteratura, perché non leggevo i romanzetti scemi, neppure il personaggio, perché era una donna?
E poi venne Lady Oscar. E' forse ridicolo, forse una volta avrei negato, ma penso che poche al mondo mi abbiano formato come quel cartone. Più ci ripenso più è vero, più capisco perché fu giusto che lo guardassi per la prima volta a quell'età. Ero confusa, disorientata, non capivo perché tutti dovessero guardarmi male e sparlare di me, quando non avevo fatto nulla, quando l'unica colpa che avevo era esser brava a scuola. Però sapevo che quando tornavo a casa, alle quattro, c'era una donna che era stata obbligata ad essere qualcosa che non voleva, che era sola in una grande confusione di persone, e che tirava avanti, si faceva coraggio. Non era la storia d'amore con André che mi colpiva, nonostante tutto era quella con Fersen. Il perché lo capii molti anni dopo. Però Oscar mi dava sicurezza, era la donna che avrei voluto essere, c'era lei e io mi sentivo più forte. Ero arrivata ad identificarmi talmente in lei che quando venne ferita io mi sentii male.
Poi venne il liceo, e Oscar diventò un'altra cosa per me, diventò l'amante non corrisposta, perché caso o destino Richi cominciò a chiamarmi come lei e a nominarsi Fersen, e tra me e lui cominciò lo stesso rapporto: attrazione forse reciproca, silenzio, lui che è innamorato di un'altra, lei che si aspetta nonostante questo che lui possa concederle una possibilità, e quando questa possibilità sembra arrivare lui la liquida con la frase mostruosa "la migliore amica" (con me fu "ma non avrai mica pensato che venivo dietro a te"). Stessa rabbia, stessa delusione, stessa frustrazione sfogata nello stesso modo, con la spada. Oscar divenne ancora più mia.
Senza di lei io non sarei assolutamente quella che sono. Forse, se nei miei 13 anni non avessi pianto così per la morte di Oscar, se nei miei 13 anni non mi fossi sentita male per quella puntata finita a metà, se nei miei 13 anni non mi fossi esaltata per il viso di Saint-Just e per quelle meravigliose parole di libertà (perché da allora nacque il mio amore per la Rivoluzione), forse ora sarei una persona diversa. Forse le cose sarebbero andate in tutt'altro modo.

O forse no, chi lo sa. So soltanto che se mi firmo ancora Henri in onore di quella Henri d'Herblay emula di Oscar, Henri mia vera controparte in ogni momento della mia vita, Henri la cui vita è legata indissolubilmente alla mia, so che un motivo c'è. E nacque quel giorno in cui Lady Oscar entrò a far parte della mia vita.

domenica, marzo 22, 2009

 
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